Orlando e la giustizia? Dubbi. Il lavoro? Il passaggio che manca

13 AGO 20
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Al direttore - Ho letto la sua intervista al ministro della Giustizia Orlando. In generale le sue considerazioni possono essere condivise e anche lo sforzo per cambiare è apprezzabile. Tuttavia su qualche aspetto ho delle perplessità, come per esempio quando dice che non è possibile separare le carriere dei pm e dei giudici senza chiarire perché; oppure quando si riferisce agli anni precedenti in cui da parte per esempio del centrodestra si chiedeva l’immunità che non vuol dire impunità come sostiene il ministro. Lei che ne pensa?
Pasquale Ciaccio
Penso che questo governo qualcosa stia facendo per riequilibrare il disequilibrio che esiste oggi tra politica e magistratura (e la responsabilità civile dei magistrati, se non verrà annacquata, se verrà mantenuta la scelta di togliere quel filtro che ha reso del tutto inutile la vecchia legge Vassalli). Ma penso che quando il ministro Orlando, che è amico di questo giornale, ha detto che le correnti della magistratura sono un bene e non un male della magistratura in quel momento, al ministero, sono svenuto di fronte alla scrivania di Togliatti.
Al direttore - Ho letto con attenzione la Sua intervista all’onorevole Andrea Orlando, e ne ho ricavato l’impressione che l’apprendista della segreteria Bersani di cinque anni fa abbia da allora compiuto, nella sua marcia contro i tabù culturali sul tema giustizia, un ben modesto percorso, e più indietro che in avanti; e sì che in questo lustro arroganza e pretesa di insindacabile sovranità della magistratura hanno raggiunto punte stupefacenti. In sintesi, un ministro diligentemente allineato all’odierno miniriformismo renziano, assennato e prudente e in breve attentissimo, mi si perdoni la schiettezza, a pararsi il culo. D’altronde se il governo teme lo scontro con farmacisti e tassisti, figuriamoci con giudici e pm.
Giorgio Polignieri
Al direttore - Ho letto la notizia del pilota Alitalia in cassa integrazione che per due anni ha percepito dall’Inps 105 mila euro e che contemporaneamente lavorava per la Turkish Airline. Come prima reazione mi verrebbe da indignarmi. Come seconda reazione mi viene da dire: ma questa famosa e stra annunciata riforma della cassa integrazione, questo governo la farà oppure no?
Luca Meffi
E’ un punto centrale. Renzi dice di voler affrontare il 2015 esplicitando quella che dovrebbe essere la sua politica industriale. La riforma del lavoro è un primo passo ma il passo successivo non può che essere questo: superare l’attuale ordinamento che regola la cassa integrazione e lasciare la Cig solo per i contesti di riconversione aziendale e non di gestione ordinaria di qualsiasi crisi. Se non si fa questo, il resto conta fino a un certo punto
Al direttore - In queste settimane stiamo assistendo all’emergere di un surrealismo politico e programmatico che riguarda tutte le forze che hanno costituito le coalizioni di centrodestra degli ultimi vent’anni. Assistiamo, infatti, a tre atteggiamenti: la sottomissione totale a Matteo Renzi e alle poltrone dei ministeri da parte di Ncd-Udc, la schizofrenia di Forza Italia dilaniata dalla guerra interna tra bande, oscillante alla giornata tra Renzi, Salvini e le piroette sul Nazareno, l’aggressività della Lega nord tutta protesa a cavalcare i malesseri figli di una lunga crisi economico-sociale con ricette stataliste e, a tratti, folcloristiche. Non v’è traccia di alcun progetto di ricomposizione del centrodestra, né una transizione ordinata verso il post berlusconismo. Tuttavia, di una destra reale che stimoli e sfidi Renzi nella ricomposizione di un’ottica bipolare il paese ne avrebbe bisogno. La costruzione di un programma reale perché realizzabile e una visione che sappia fondere il comunitarismo della destra tradizionale teso a proteggere le identità con il liberismo economico che serve all’Italia per alleggerirsi di vincoli legali, burocratici, fiscali e monopolistici sarebbe una sintesi auspicabile. Che la batosta che si profila alle regionali per Forza Italia e l’impossibilità per Salvini di avere una prospettiva di governo possano essere la scintilla per mettere in moto il processo?
Lorenzo Castellani
Può darsi. Mi permetto solo un piccolo pronostico. Dicevano che senza Nazareno, senza accordo di sistema, Forza Italia sarebbe tornata a volare, a schizzare, a planare fiera e felice nei sondaggi, nel paese, nell’universo intero. Scommetto un caffè che non sarà così. Nazareno o non Nazareno, Forza Italia resterà sempre lì. E chissà quando si comprenderà che l’identità di un partito non si costruisce con le alleanze ma si costruisce con i contenuti.